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RALLYLEGEND 2015

“Vuoi amare quel che non hai, solo perché non riesci ad amare ciò che hai.”
Una verità della vita.
Come non essere grati, nonostante le poche ore di sonno che basta una mano per contarle, nonostante la pioggia, a quella mattina di qualche giorno fa?

10 ottobre 2015, 6.10 circa.
Perex mi aspetta sotto casa, sono in ritardo. Tra i mille impegni della nostra troppo complicata vita, i mesi sono volati e il giorno della partenza è arrivato, si va a San Marino. Non ricordo nemmeno quando balenò per la prima volta l’idea. Sta di fatto che ora ci siamo, siamo in viaggio. Si passa da Mirko, poi da Simo, ed eccoci qua. Carichi non si sa quanto, certamente troppo asciutti per non essere delle ottime spugne, e lo sappiamo. Di rinviare non si è neanche parlato; forse inconsciamente nella testa di ognuno è risuonato l’eco di un nonsimollauncazzo quando per la prima volta si è discusso delle condizioni meteo. Tra minchiate mattutine e buona musica il viaggio non dura tanto: prima tappa, Rimini. Ci registriamo in albergo (che prezzacci a ottobre!), ci facciamo riconoscere (“siete qui per il Rally?”), molliamo giù il superfluo e indossiamo la tenuta da combattimento. Non nego che per tutti noi le condizioni che si prospettavano rendevano questa prima giornata un vero e proprio battesimo del fuoco. In confronto le altre uscite in pista o Prova Speciale sono state un cappuccino e cornetto. In un’ora siamo appostati. Ci intrufoliamo da una vietta laterale che scoviamo con l’ausilio di tutta la potenza di calcolo dell’ iPhone 7 che abbiamo in dotazione ed eccoci sul tracciato. Posizione non male, una ventina di infreddoliti spettatori sparsi su cento metri. Montiamo il Quartier Generale (tatticissimo ombrellone da mare) e aspettiamo. I sacchetti per proteggere le macchine sono pronti, ma la praticità lascia molto a desiderare… Iniziamo a sentire il rombo, in lontananza. Non arrivano, dieci, venti minuti.
Poi finalmente eccole!
Che emozione, il RALLYLEGEND. Eppure non c’è tempo per questi pensieri, le auto corrono velocissime, pochi attimi per ognuna.

Lancia, Ford, Audi, Skoda, Lada, Peugeot, Citroen, Fiat, Porsche, Volkswagen, Bmw, Mini, Alfa Romeo… Glorie vecchie e nuove, un museo a 100 km orari.
Ci si sposta, si fa quel che si può per proteggere l’attrezzatura, per non gelarsi le mani, per tenere insieme le ginocchia. Fortuna che non troviamo Commissari eccessivamente apprensivi! (ma arriveranno, oh si…)
Personalmente il momento di maggiore emozione e trasporto coincide con… La prima Stratos. Affacciato da un muretto, accovacciato in uscita di curva, me ne stavo protetto dalla staccionata di una casa; “arriva una macchina” penso, pronti via occhio nel mirino, una Stratos bianca, vai con la raffica! Uno due tre scatti, si avvicina, mi passa accanto, a non più di un metro, e nell’istante preciso in cui mi sorpassa, IL BOATO. Un fracasso mai sentito, mi sono spaventato! Sono saltato a lato quasi finendo chiappe a terra! Roba da non credere… Mi sono spaventato come fosse che non sapevo mi avrebbero urlato nell’orecchio, eppure lo sapevo eccome, la vedevo arrivare! Che emozione, e l’esperienza si è ripetuta ancora un paio di volte, come se fosse che non c’era modo di abituarcisi! Che razza di creazione quell’auto…

Dopo un’ora e mezza l’aria inizia a farsi tesa, siamo stanchi, io ritorno al QG e ci trovo un Perex quasi tremante (sveglio da quasi 36 ore), un Simo divertito forse dalla situazione, ma anche lui abbastanza provato dall’acqua. Mirko è irriducibile, fino all’ultimo appostato sotto gli alberi a bordo asfalto con l’ombrello incastrato tra i rami, un’ottima postazione!
Rientriamo in albergo bagnati da sbatter via. Una bella doccia, e un momento di convivialità per riscaldarsi, poi subito a cena!
La sera l’ora tarda si fa sentire e nel mentre si cerca di programmare il giorno successivo:

11 ottobre, 7.45 – Tic, tac, tic, ultimo tac, e la pacchia è finita. Figa…

 

Ci trasciniamo da basso, per la colazione. La giornata si prospetta migliore, c’è qualche speranza per il meteo!
L’avvicinamento al tracciato stamattina richiede più impegno, al primo tentativo veniamo fermati da un bell’imbusto poco simpatico che cerca di sfilarci dieci euro a cranio per entrare. Mmm… Con qualche tentennamento, DIETROFRONT! Si si si… Le finanze già così piangono!
Qualche sgasata e bestemmia più tardi stiamo parcheggiando la nostra vettura aziendale (una “Sord Fierra”, nome come vien facile capire coniato in seguito ai deliri mentali causati dalla giornata precedente) a due passi dal percorso. Passiamo per una boscaglia scoscesa – per la gioia di Mirko che tiene un ginocchio da operare – ed eccoci! Siamo presi un po’ alla sprovvista dalla figura alla Mr.Bean che stavamo facendo, in quanto ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un rettilineo, con due gruppi di spettatori che ci scrutavano da una parte e dall’altra. Ma in questi casi è la faccia tosta ignorante che conta, quindi via senza timore chè siamo qui per scattare no? Mi prendo coraggio con Perex e andiamo; ci piazziamo, e la curva è buona. La location promette qualche risultato.

Il rumore dell’otturatore scandisce gli attimi, intervallati ad altri molto più lunghi momenti di silenzio e attesa… Pioggia poca. In compenso l’ilarità umana ha ancora modo di mostrarsi in tutta la sua varietà. A pochi minuti dall’inizio, uno degli spettatori – che verrà definito da qualcuno, non a torto dico io, “UN COGLIONE” – decide volontariamente di sacrificare la sua videocamera con tanto di treppiede al primo pilota dalla sterzata decisa, posizionandola in interno curva a pochi centimetri dalla traiettoria abituale delle ruote. Abituale ho detto, infatti non abbiamo aspettato molto per lo scontato verdetto.
Poco dopo mi ritrovo a essere fischiato da un Commissario che abbandonata la sua postazione per venire a smaronarmi mentre me ne sto tranquillo riparato dietro un palo, aspettando la prossima vettura. Lo guardo incredulo, ma è possibile? Come mai ci potrebbe finire qui una macchina?! “È zona pericolosa”. Mi giro – perché questo è il colmo, stavo a due metri di numero dal Commissario della postazione di questa curva – che mi guarda e mi dice “lascialo stare quello” visibilmente infastidito anche lui da un simile eccesso. Allegria!
Le ore passano e gli scatti si accumulano, e dopo aver girato un bel po’ (con Mirko siamo anche andati a vedere di persona l’incidente che a un quarto d’ora di cammino dalla nostra posizione ha costretto a interrompere la prova) la giornata volge al termine. La creatività si esaurisce, e a breve, anche le vetture. Passa l’ultima, e già i Commissari si attivano, “è finita” si sbracciano…
Wow… È finita.

È passato tutto così in fretta, veloce come le auto. Quasi sembra strano pensare di doversene andare. Anche se neanche ci siamo ambientati 😀
Sulla via del ritorno le cazzate scorrono un po’ meno copiose che all’andata, ma va bene così…
Felici, provati, anche se non del tutto soddisfatti, beati al pensiero della cena di mezzanotte, ce ne torniamo a casa.
Nella speranza di avervi almeno un po’ reso partecipi di questa nostra esperienza, vi saluto anche io, alla prossima!

Robin, Motardica

 

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Posted: febbraio 17, 2017

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